Antonella Fioravanti vive a Castignano, a pochi chilometri da Ascoli Piceno. La sua passione per il ricamo e in particolare per il ricamo mano-macchina è iniziata da giovanissima, osservando una sua amica all’opera. Nel corso degli anni la passione si è trasformata in lavoro. Dichiara Antonella: “… il desiderio di migliorarmi non è venuto mai meno… sono sempre alla ricerca del nuovo, di nuove sfide, di nuove tecniche, insomma la voglia di imparare è l’energia che mi permette di vivere il piacere e la creatività del mio lavoro“.

Lasciamo a lei la parola …

A quanti anni e in che modo ti sei  avvicinata al mondo del  ricamo? Puoi raccontare brevemente il tuo percorso? Ho sempre avuto la passione per i lavori manuali e creativi. Ero poco più che adolescente quando mi sono avvicinata al mondo del ricamo.

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A venti anni ho scoperto la tecnica del ricamo mano-macchina vedendo all’opera una mia amica e vicina di casa. Fu amore a prima vista! Rimasi molto stupita dal fatto che con una macchina antica da cucire si potesse anche ricamare… Mi si aprì un mondo! Dovevo imparare a tutti i costi… Ho comperato la mia prima macchina antica ed è iniziata l’avventura che dura ormai da trent’anni! All’inizio non sapevo nemmeno manovrare il pedale, la macchina tornava indietro piuttosto che avanti e ogni volta rompeva il filo. Piano piano ho imparato a far andare la macchina in avanti senza l’aiuto del volantino laterale. Ciò che mi ha creato più difficoltà  è stato imparare a sincronizzare le mani al movimento dei piedi sul pedale. Muovere mani e piedi all’unisono era davvero una cosa impossibile per me!  Eppure ciò che mi sembrava impossibile ora è diventata  la cosa più facile del mondo!

Qual è la differenza tra un ricamo realizzato con una macchina antica e uno realizzato con una macchina computerizzata?  Quali sono le differenze di tecnica e di valore del manufatto?

Il lavoro realizzato con la macchina antica segue lo stesso processo del ricamo fatto a mano. Si parte dal disegno su tessuto, si mette a telaio il lavoro e si inizia a ricamare, tenendo conto di ciò  che si vuole creare e quindi scegliendo il tipo di tecnica da utilizzare, dagli sfilati all’intaglio, ai retini a fili contati, al punto pittura ecc… In ogni caso sono le  mani della ricamatrice che, muovendo il telaio, creano i punti. La macchina infatti cuce solo dritto. Ad essa viene tolta sia la griffe del trasporto che il piedino e quindi tutto il movimento necessario al lavoro è libero e dato dalle mani. Nel ricamo computerizzato invece la bravura è di chi crea il file di ricamo al computer. Alla ricamatrice resta soltanto da fare la scelta dei tessuti, dei colori ecc… Il valore  di un manufatto  realizzato con macchina da cucire antica  è sicuramente più basso  di quello relativo ad una ricamo fatto a mano. Tuttavia, essendo comunque un lavoro artigianale, resta un manufatto di pregio, soprattutto se messo in relazione alla bravura e dall’estro  della ricamatrice. Il ricamo mano-macchina infatti prevede diverse tecniche di ricamo. Le ricamatrici esperte sono in grado di realizzare anche ricami a punto raso o a punto pieno, mantenendo il pieno controllo di velocità e di coordinazione tra mani e piedi. Posso dire che si  entra in simbiosi con la macchina. Essa diventa  quasi un prolungamento di noi stesse.

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Dedichi tempi regolari all’esercizio di questa attività? Sei riuscita a trasformare questa tua passione nel tuo lavoro principale oppure si limita ad un impegno nei tuoi momenti liberi?

La mia passione è anche il mio lavoro a tempo pieno. Circa ventisei anni fa, quando ho iniziato ad avvicinarmi a questo mondo, qui sul mio territorio c’era una forte richiesta di capi ricamati con la tecnica del mano-macchina.  Alla nascita del mio secondo figlio ho fatto la scelta di restare in casa e portare avanti questa passione-lavoro, a cui dedico quasi tutto il mio tempo. Mi sento di distinguere il lavoro dalla passione perché non sempre le richieste di lavoro appagano la mia passione di sperimentare.

La difficoltà più  grande in questo campo è quella di  essere retribuiti  in maniera adeguata e proporzionale  alle ore di lavoro  che effettivamente sono necessarie per la realizzazione di un manufatto. Si cerca di soddisfare la cliente con creazioni più semplici ma di bell’effetto. Invece, riesco a dare il massimo e ad esprimermi fino in fondo  quando, nel  tempo libero,  mi dedico a quei lavori e a quei ricami  particolari che soddisfano la mia voglia di sperimentare.

Molte persone in Italia non conoscono affatto questa tecnica. In molti  ritengono che sia la macchina a ricamare, non rendendosi conto che invece “il rovescio del lavoro” è caratterizzato da tante difficoltà  e da una dedizione totale per imparare.

Attraverso quali percorsi sei riuscita a perfezionare le tecniche di lavoro?

Purtroppo non ci sono scuole, corsi strutturati e riconosciuti dove poter apprendere questa tecnica. Nel mio caso, come ho già detto, è stata un’amica ad insegnarmi le basi, proprio l’ABC … Ricordo che quando riuscii a fare un bel punto cordoncino mi disse: “Ora puoi fare tutto!!!”

Non era vero!!! Il resto l’ho imparato sperimentando, studiando il ricamo a mano e cercando di riprodurlo con la macchina. Le mie fonti di ispirazione sono state tutte le riviste di ricamo a mano dell’epoca, in particolare  Rakam, Mani di fata, Ricamo Italiano ma nessuna rivista parlava di questa tecnica.

Ci tengo a sottolineare che senza una buona scuola e un insegnante che abbia potuto seguirmi e correggere i miei errori  è stato tutto molto difficoltoso.

Non avevo confronto con altre ricamatrici. Ma siccome la testardaggine e la perseveranza non mi mancano, da subito ho iniziato a provare, sperimentare, ottenendo a volte buoni risultati, altre volte,  invece, buttando via tutto.

La nascita del Web ha dato una svolta molto significativa al mio percorso di formazione da autodidatta. Finalmente ho avuto la possibilità di un confronto con altre ricamatrici. A volte attraverso un contatto diretto che mi ha permesso di confrontarmi, scambiare pareri sulle tecniche di lavoro e non solo. Altre volte  attraverso uno scambio indiretto, osservando i ricami di altre persone e studiandoci sopra cercando di apprendere il più possibile, come è stato nel caso che abbiamo presentato, riferito ai disegni di Andrea Ocello. Ê stato molto difficoltoso, lo ammetto, ma oggi mi sento molto soddisfatta perché sono arrivati anche i primi riconoscimenti.

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Nel 2016, infatti, sono stata invitata alla fiera di Valtopina (fiera del ricamo a mano). Ê stata l’organizzatrice della manifestazione, la signora Maria Mancini ad invitarmi. Non le sarò mai grata abbastanza…!!!! Finalmente il ricamo mano-macchina veniva riconosciuto come tutte le altre tecniche di ricamo ed entrava in una fiera cosi importante. Per me questo è stato un grande traguardo personale. Non era mai capitato prima che facessero partecipare una ricamatrice che usasse la macchina invece dell’ago! Sono profondamente convinta che questa tecnica debba essere riconosciuta e valorizzata non come un arte minore ma come tutte le altre arti di ricamo e merletto.

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In che modo scegli i disegni che poi realizzi con il ricamo mano-macchina? Attraverso riviste, imitando ricami già realizzati da altri oppure sei tu che disegni? Per i disegni, di solito, mi ispiro alle riviste. Purtroppo non sono una brava disegnatrice e questo, in parte, mi limita. A volte cerco di modificare i disegni in base a come mi servono. Se invece voglio qualcosa di esclusivo devo rivolgermi ai disegnatori.

Qual è il più bel complimento che ti sei sentita fare? C’è stato invece chi ti ha scoraggiato?

I complimenti me ne fanno davvero tanti! La frase più bella che mi sento dire è : “Sembra fatto a mano!!!!”. Da questo capisco che ho fatto un buon lavoro! Ciò che rimane difficile da “sopportare”  è quando le altre ricamatrici a mano ci snobbano dicendo: “Tanto è fatto a macchina!”…  come se i nostri manufatti fossero da disprezzare. Secondo me, invece, il ricamo a mano e quello fatto a macchina sono due tecniche distinte e separate. I manufatti sono rivolti a due target diversi di persone. Con il ricamo a macchina non si potrà mai ottenere il risultato che si ottiene a mano e nemmeno lo si pretende! L’ uso della macchina limita certi tipi di ricamo; non si possono fare punti aerei come nel ricamo a mano. Il passaggio del doppio filo, sia sopra che sotto quello della bobina, limita molte cose. Tuttavia ciò non toglie che il ricamo realizzato mano-macchina abbia i suoi pregi. In alcuni casi lo preferisco a quello fatto a mano.

Hai detto che è stata una amica a trascinarti in questa avventura. Tu sei riuscita a coinvolgere qualche amica in questa tua passione?  Ho ancora tanto da imparare e da sperimentare, ma sono in grado anche di insegnare parecchio su questa tecnica. In molte dicono di voler imparare ma poi o si arrendono subito, non vedendo i risultati immediati oppure la distanza non permette di insegnare loro.

Quando ho aperto il mio blog su Facebook, dedicato a questa tecnica, ho capito che in molte non la conoscevano ma l’apprezzavano, erano incuriosite ed erano anche stupite che con la macchina a pedale che cuce solo dritto si potessero fare tante cose. Nel corso degli anni ho insegnato a due persone a fare gli sfilati con la macchina e l’intaglio. Tuttavia non hanno proseguito su questa strada. Ribadisco che il fatto che l’arte del ricamo e del ricamo mano-macchina in particolare non sia riconosciuto e retribuito adeguatamente scoraggia molte persone! In molti iniziano ma poi mollano.

Ci sono regioni d’Italia dove questa tecnica è particolarmente praticata? E all’estero?

Indagando un pò ho scoperto che in altri paesi, come in Sud America, nelle scuole professionali  il ricamo mano-macchina è una materia di insegnamento che viene proposta per l’intero corso scolastico. Ê  un vero peccato che qui in Italia questo non avvenga. Da noi non ci sono scuole. La Singer nei primi anni del 900, e anche in epoche successive, organizzava corsi per questa tecnica di ricamo. Il livello delle insegnanti e delle ricamatrici era molto alto ma molto poco di tutto questo è arrivato a noi. Non è stato ben tramandato anche a causa della mancanza di scuole professionali interessate. Per quanto riguarda l’Italia, le regioni dove è più sviluppata questa tecnica sono sicuramente la Sicilia e la Sardegna. Qui si  contano parecchie ricamatrici a mano-macchina. Nella mia regione, posso dire che solo in provincia di Ascoli Piceno è abbastanza praticata. Il motivo è da ritrovare nel fatto che Offida è un centro importante per la lavorazione del merletto e c’è molta richiesta di applicazioni in pizzo e di ricami per impreziosire i manufatti. Nella mia zona non sono molte le ricamatrici a mano che lo fanno. Molte di più quelle che realizzano  sfilati, applicazioni, ricami ed intagli con la tecnica mano-macchina.

Recentemente ho scoperto che anche in Romania, Albania, Turchia, Argentina, Portogallo e Spagna la tecnica del ricamo mano-macchina è abbastanza praticata.

Quali prospettive vedi per il mondo del ricamo e del merletto? E per quel che riguarda la trasmissione intergenerazionale?

Purtroppo in questi anni ho assistito alla decadenza del ricamo sia a mano che a mano-macchina. Sempre meno persone acquistano capi ricamati. Essi richiedono una certa manutenzione. Occorre averne cura, lavarli e stirarli con una certa perizia. Sopratutto le donne più giovani preferiscono corredi moderni che richiedono meno attenzioni, tende che butti in lavatrice e riappendi ancora umide e via… Lo stile delle case é cambiato e gli accessori ricamati a stile antico non si adattano molto. Anche il mio lavoro in questo periodo è molto cambiato. Mi sono dovuta adattare alle richieste, a manufatti di stile più moderno. Spesso è necessario il ricamo computerizzato per la loro realizzazione. Per fortuna riesco a barcamenarmi tra l’una e l’altra tecnica.

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Credo che ci sarà sempre spazio e richiesta di manufatti ricamati. Bisogna sapersi adattare alle nuove esigenze, puntare anche sulla moda, dove il ricamo è molto richiesto e sempre attuale.

E per quel che riguarda la trasmissione intergenerazionale?

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Che cosa provi nel vedere tua figlia ricamare a macchina?

La trasmissione intergenerazionale? Ecco questa è una spina dolente! Fino ad oggi non ho conosciuto nessuna che abbia trasmesso il suo sapere e il suo mestiere alla figlia. Le signore della mia età (quaranta, cinquanta anni) che hanno imparato la tecnica mano-macchina non l’hanno appreso dalle loro mamme. Le nostre figlie ( almeno quelle che io conosco personalmente) non hanno imparato affatto. Da parte mia, a mia figlia Samantha non ho mai imposto di imparare. È assolutamente necessario che scatti la passione. Il ricamo non è un mestiere che dà da vivere e quindi, a maggior ragione, non puoi puntarci per il futuro. Ho sempre consigliato a mia figlia di studiare ma le ho anche sempre detto che in qualunque momento avesse voluto imparare io le avrei insegnato tutto ciò che so.

E ora che me lo ha chiesto lei io ne sono felice! Può anche darsi che si appassioni e raggiunga livelli più alti dei miei. Il mio è stato un percorso completamente da autodidatta!

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4 maggio 2018/ L’evento degli eventi….

oggi per la prima volta mia figlia Samantha  si è avvicinata alla mia macchina da ricamo  e devo dire che non è affatto male come prima volta  clicca qui

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Prova ad immaginare di dovere realizzare una pubblicità per promuovere il ricamo mano-macchina. Perché una persona dovrebbe avvicinarsi a questo metodo di lavoro?

Se dovessi promuovere la mia tecnica di ricamo direi che vale la pena imparare perché permette di raggiungere ottimi risultati e grandi soddisfazioni. Una volta imparato il lavoro, il ritmo è molto più veloce del ricamo a mano, quindi più dinamico e divertente! Basta una macchina antica a pedale di basso costo, un telaietto da ricamo, tessuto e fili e si può creare di tutto. Si può dare veramente sfogo a tutta la propria fantasia!

La cartolina di Antonella Fioravanti

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